Hai raggiunto i 30 anni di contributi? Le opzioni per lasciare il lavoro esistono, ma dipendono da condizioni precise e spesso ignorate.
Raggiungere i 30 anni di contributi rappresenta per molti lavoratori un traguardo importante, spesso vissuto come una sorta di linea di confine tra l’attività piena e l’idea concreta di un’uscita anticipata dal lavoro. Tuttavia, il sistema previdenziale italiano non funziona per automatismi: avere alle spalle tre decenni di versamenti non significa poter smettere subito di lavorare. Le possibilità esistono, ma sono legate a requisiti ben definiti, a categorie specifiche e a un’età minima da rispettare. Ed è proprio qui che nascono dubbi e aspettative, non sempre allineate alla realtà normativa.
In generale, chi ha 30 anni di contributi mantiene l’accesso ai canali ordinari già previsti con soglie più basse. Con 20 anni di versamenti, infatti, resta valida la pensione di vecchiaia a 67 anni e la pensione anticipata ordinaria a 64 anni, a condizione che l’assegno maturato superi tre volte il trattamento minimo INPS. Esiste anche la pensione di vecchiaia contributiva, che richiede solo 5 anni di contributi ma porta l’uscita a 71 anni. La vera differenza, però, emerge proprio al raggiungimento dei 30 anni.
Cosa puoi fare davvero con 30 anni di contributi
Con questa anzianità contributiva si apre una possibilità ulteriore, confermata anche per il 2026, ma riservata a una platea ristretta. Si tratta dell’Ape sociale, uno strumento che consente di uscire dal lavoro intorno ai 63 anni e 5 mesi di età, quindi con un anticipo di quasi quattro anni rispetto alla pensione di vecchiaia. Non è una pensione in senso stretto, bensì un sostegno temporaneo che accompagna il lavoratore fino al raggiungimento dei 67 anni.

Cosa puoi fare davvero con 30 anni di contributi – ripam.it
L’Ape sociale ha caratteristiche molto particolari. L’importo non può superare i 1.500 euro mensili, non è rivalutato con l’inflazione e non prevede né tredicesima né integrazioni al minimo. Durante la sua erogazione non è consentito svolgere attività lavorative, fatta eccezione per il lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro annui. Proprio per queste limitazioni, viene spesso percepita più come una misura assistenziale che come una vera pensione anticipata.
Non tutti, però, possono accedervi. L’Ape sociale con 30 anni di contributi è destinata esclusivamente a tre categorie considerate fragili. Rientrano in questa possibilità gli invalidi civili con una percentuale almeno pari al 74%, certificata dalla commissione medica competente. Possono accedervi anche i disoccupati che hanno perso il lavoro in modo involontario, hanno richiesto l’indennità di disoccupazione e hanno terminato integralmente la Naspi. Infine, la misura riguarda i caregiver che assistono da almeno sei mesi un familiare con disabilità grave, convivente e appartenente al nucleo più stretto, con alcune estensioni ai parenti di secondo grado in presenza di condizioni specifiche.
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