Bevande che sono entrate nelle abitudini di molte persone, spesso senza troppe domande. Eppure, dovremmo smettere tutti di berle
Un recente lavoro scientifico ha riacceso i riflettori sui possibili effetti collaterali di queste bevande, mettendo in relazione il loro consumo eccessivo con un evento grave come l’ictus.
Lo studio, pubblicato su BMJ Case Reports, prende le mosse da una singola vicenda clinica, ma è bastato per alimentare un dibattito più ampio nella comunità medica. Non si tratta di allarmismo generalizzato, chiariscono gli esperti, bensì di un invito a riflettere su quantità, frequenza e profilo di rischio individuale.
Protagonista del report è un uomo di mezza età, senza particolari problemi di salute noti, che si è presentato in ospedale per una serie di sintomi neurologici improvvisi: debolezza, intorpidimento e difficoltà nei movimenti di un lato del corpo. Gli esami hanno confermato la diagnosi di ictus ischemico, una condizione causata dall’ostruzione di un’arteria cerebrale.
Il caso che ha fatto scattare l’allarme
A colpire i medici non è stato solo l’evento in sé, ma un dato preciso: la pressione arteriosa del paziente era salita a livelli estremamente elevati, ben oltre la soglia considerata di emergenza. Nonostante le terapie, i valori restavano difficili da controllare. La svolta è arrivata solo dopo un’anamnesi più approfondita, che ha fatto emergere un’abitudine quotidiana tutt’altro che trascurabile: l’uomo consumava circa otto lattine di energy drink al giorno.

Lo studio sulle bevande energetiche – (ripam.it)
Una volta eliminate queste bevande, la pressione si è gradualmente normalizzata, permettendo di ridurre e poi sospendere i farmaci. Un dettaglio che ha spinto gli autori dello studio a sottolineare la necessità di maggiore consapevolezza sui potenziali rischi legati a un consumo eccessivo.
Secondo neurologi e cardiologi, il principale indiziato è l’elevato apporto di caffeina. Gli energy drink, spesso arricchiti anche con sostanze come taurina e stimolanti vari, possono determinare un aumento rapido della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. Il cervello, in particolare, risente di queste variazioni, perché i suoi vasi sanguigni sono sensibili agli sbalzi pressori.
L’ipertensione, spiegano gli specialisti, può modificare la struttura delle arterie cerebrali: alcune zone si ispessiscono, altre diventano più fragili. Il risultato è un rischio maggiore sia di occlusioni (ictus ischemici) sia di sanguinamenti (ictus emorragici).
Nel caso analizzato, l’assunzione quotidiana di caffeina superava di gran lunga le soglie considerate sicure. Per avere un termine di paragone, le autorità sanitarie indicano come limite generale circa 400 milligrammi al giorno per un adulto sano, una quantità che molti energy drink permettono di raggiungere – o superare – con sorprendente facilità.
A rendere il quadro più complesso interviene anche l’alto contenuto di zuccheri presenti in molte bevande energetiche. Il glucosio in eccesso è associato a danni ai vasi sanguigni e a un aumento dei problemi di coagulazione, fattori che possono contribuire al rischio di ictus.
Nemmeno le versioni “zero zuccheri” sono completamente esenti da critiche. Alcune ricerche suggeriscono che anche queste formulazioni possano influenzare negativamente i meccanismi di coagulazione, seppur attraverso vie diverse. In altre parole, l’assenza di zucchero non equivale automaticamente a maggiore sicurezza.
Gli esperti parlano di una combinazione potenzialmente esplosiva: aumento improvviso della pressione, accelerazione del battito cardiaco e riduzione del flusso di sangue al cervello. Un insieme di fattori che, in soggetti predisposti, può fare la differenza.
La risposta dei medici è prudente ma equilibrata. Non esiste una soglia valida per tutti: la tolleranza alla caffeina varia in base alla genetica, allo stile di vita, alla pressione di partenza e alla presenza di eventuali patologie. Ciò che per qualcuno è innocuo, per un altro può risultare eccessivo.
Attenzione a queste bevande - (ripam.it)






