La misura di pensionamento anticipato per le lavoratrici sarà abolita dal 2026, ma chi ha maturato i requisiti entro il 2024 è salvo
Il 2026 segnerà la definitiva chiusura dell’esperienza di Opzione Donna, il regime sperimentale di pensionamento anticipato contributivo riservato alle lavoratrici, avviato da diversi anni per consentire alle donne di uscire dal lavoro prima del compimento dei 60 anni, accettando però una riduzione dell’assegno pensionistico calcolato interamente con il metodo contributivo.
Questa misura, che ha rappresentato una via d’uscita importante per molte lavoratrici, soprattutto in passato, sta attraversando una fase di progressivo ridimensionamento e, con la legge di Bilancio 2026 del governo guidato da Giorgia Meloni, è stata sancita la sua cessazione definitiva.
La fine di Opzione Donna nel 2026: chi potrà ancora beneficiarne
Nonostante la cancellazione della misura prevista dal 1° gennaio 2026, alcune lavoratrici potranno ancora accedere a Opzione Donna grazie al meccanismo della cristallizzazione del diritto. Questo permette infatti di mantenere valido il diritto maturato entro determinate scadenze, indipendentemente dalla chiusura formale della misura.

Chi ha diritto a Opzione Donna? – (ripam.it)
In particolare, le donne che entro il 31 dicembre 2024 avranno raggiunto i requisiti di età (61 anni, o 60/59 a seconda delle condizioni specifiche) e i 35 anni di contributi potranno andare in pensione nel 2026 con Opzione Donna. Un vantaggio significativo riguarda chi ha maturato i 35 anni di contributi entro la fine del 2021 e aveva compiuto i 58 anni entro quella data: queste lavoratrici potranno accedere alla pensione anticipata anche dopo il 2025, a prescindere dalla categoria di appartenenza, usufruendo delle regole precedenti al 2023.
Questa possibilità è particolarmente rilevante per donne che oggi si trovano in situazioni di precarietà lavorativa o vicine a un licenziamento, come testimonia il caso di una nostra lettrice, 65enne con quasi 40 anni di contributi, che aveva sperato di usare Opzione Donna prima della sua definitiva abolizione.
L’iter di Opzione Donna ha visto una progressiva restrizione della platea delle beneficiarie, con un innalzamento dell’età minima per l’accesso da 58 a 61 anni e l’introduzione di condizioni più rigide. Dal 2023, infatti, la misura è stata limitata a categorie specifiche, quali lavoratrici invalide, caregiver, licenziate o addette di aziende in crisi, con alcune agevolazioni per chi ha almeno due figli. Questa selettività ha fortemente ridotto l’attrattiva dello strumento, che in origine consentiva alle dipendenti di andare in pensione a 58 anni e alle autonome a 59 anni, con 35 anni di contributi.
Secondo i dati più recenti dell’INPS, le pensioni anticipate nel 2024 hanno subito un drastico calo rispetto agli anni precedenti. In particolare, le adesioni a Opzione Donna sono scese da oltre 26.000 nel 2022 a meno di 5.000 nel 2024, a seguito delle nuove condizioni più restrittive. Analogamente, anche le formule alternative come Quota 103 e Ape Sociale hanno registrato un calo significativo, con solo 1.154 pensioni liquidate per Quota 103 nel 2024 rispetto ai quasi 113.000 di Quota 100 nel 2021.
L’unica misura di pensionamento anticipato destinata a sopravvivere nel 2026 è l’Ape Sociale, prorogata nella legge di Bilancio 2026, mentre Opzione Donna e Quota 103 sono destinate a sparire definitivamente dal panorama previdenziale italiano. Questo orientamento riflette la strategia del governo Meloni di contenere la spesa pubblica nel sistema previdenziale, privilegiando soluzioni temporanee e più mirate.
Opzione Donna è un trattamento pensionistico anticipato calcolato con il sistema contributivo, rivolto alle lavoratrici dipendenti e autonome che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi e un’età anagrafica minima, fissata a 58 anni per le dipendenti e 59 anni per le autonome, entro il 31 dicembre 2021. Per le dipendenti è inoltre necessario aver cessato il rapporto di lavoro.
Opzione Donna: non tutto è perduto - (ripam.it)






