Il lavaggio a secco non è quello che sembra. Un metodo diffuso, spesso frainteso, che merita di essere capito meglio.
Quando leggiamo “lavaggio a secco” sull’etichetta di un capo delicato, immaginiamo un trattamento quasi impalpabile, privo di liquidi e gentile sui tessuti. L’idea è quella di una pulizia asciutta, quasi invisibile. In realtà, la verità è molto diversa e sorprende più di quanto si pensi. Il lavaggio a secco non solo utilizza liquidi, ma si basa interamente su solventi chimici che sostituiscono l’acqua.
Un dettaglio che cambia completamente il modo in cui guardiamo a questo servizio così comune nelle lavanderie. Capire come funziona davvero significa fare chiarezza su un’abitudine quotidiana, spesso data per scontata, ma che ha implicazioni importanti sia per i tessuti sia per l’ambiente.
Come funziona davvero il lavaggio a secco
Il termine “a secco” non descrive lo stato fisico del lavaggio, bensì l’assenza di acqua nel processo. I capi non vengono lavati in modo asciutto, ma immersi in un liquido alternativo, scelto per la sua capacità di sciogliere lo sporco grasso senza danneggiare le fibre. È una distinzione tecnica, nata per differenziare questo metodo dal lavaggio domestico tradizionale.
Grassi, oli e macchie ostinate reagiscono poco all’acqua, mentre rispondono meglio a solventi specifici. È lo stesso principio per cui un detergente sgrassante funziona meglio su una superficie unta rispetto alla sola acqua. Nel caso dei vestiti delicati, però, serve una soluzione che non deformi né restringa i tessuti.
Il procedimento è molto simile a quello di una lavatrice. I capi vengono inseriti in un cestello e immersi in un solvente liquido non acquoso. Il movimento è calibrato per essere delicato, così da non stressare fibre come lana, seta o tessuti strutturati. Una volta terminata la pulizia, il solvente viene recuperato, filtrato e riutilizzato.

Come funziona davvero il lavaggio a secco – ripam.it
La fase finale è quella dell’evaporazione controllata: il liquido viene eliminato dai tessuti senza lasciare residui percepibili. È per questo che, al termine del ciclo, i vestiti risultano asciutti e pronti per la stiratura, alimentando l’illusione di un lavaggio “senza liquidi”. Sulle etichette, il cerchio vuoto indica che il capo può essere lavato a secco, mentre il cerchio barrato segnala il divieto di questo trattamento.
Per decenni, il solvente più utilizzato è stato il percloroetilene, una sostanza estremamente efficace nello sciogliere oli e grassi. Il suo grande vantaggio è la capacità di pulire senza penetrare nelle fibre come farebbe l’acqua, evitando deformazioni e infeltrimenti.
Le criticità legate ai solventi tradizionali hanno spinto il settore a cercare soluzioni diverse. Tra le alternative emergono sistemi che utilizzano liquidi meno tossici o tecnologie innovative, come il lavaggio con anidride carbonica liquida. Anche in questo caso si tratta di un processo senza acqua, ma progettato per ridurre al minimo i rischi per l’uomo e l’ambiente.
Non è come pensi: nel lavaggio a secco si usano solventi liquidi (e non sempre innocui) - ripam.it






