Riconoscere i segnali precoci dell’Alzheimer è cruciale per una diagnosi tempestiva: ecco quali sono i primi sintomi che lo rivelano.
La malattia di Alzheimer rappresenta ancora oggi una delle sfide più complesse per la medicina e la società, con circa 1,2 milioni di persone colpite in Italia e oltre 55 milioni nel mondo. La sua natura neurodegenerativa progressiva compromette memoria, funzioni cognitive, linguaggio e capacità relazionali. La ricerca ha evidenziato che i primi sintomi dell’Alzheimer possono manifestarsi molti anni prima della diagnosi clinica, ma spesso vengono sottovalutati o confusi con i normali processi dell’invecchiamento.
I segnali precoci dell’Alzheimer: riconoscere i campanelli d’allarme
Uno dei sintomi più comuni e riconoscibili nelle fasi iniziali è il progressivo peggioramento della memoria, in particolare la difficoltà a ricordare eventi recenti, nomi, date importanti o a trovare le parole giuste. Secondo il National Institute on Aging statunitense, circa l’80% delle persone che notano questo declino della memoria potrebbero vedere un peggioramento nel tempo. A questi sintomi si aggiungono difficoltà di comprensione spaziale e visiva, come problemi a giudicare distanze o a riconoscere colori e contrasti.
Un altro aspetto spesso trascurato riguarda i cambiamenti nel comportamento e nel giudizio. Alcune persone sviluppano una scarsa capacità decisionale o impulsi improvvisi, legati a una riduzione dell’attività nei lobi frontali del cervello, fondamentali per la pianificazione e il controllo emotivo. Questa variante, detta frontale dell’Alzheimer, è meno comune ma può manifestarsi anche anni prima dei sintomi tipici.

Riconoscere i segnali precoci dell’Alzheimer – ripam.it
Le difficoltà di attenzione e concentrazione rappresentano ulteriori segnali precoci: la persona affetta si distrae facilmente e fatica a mantenere un flusso coerente di pensieri, un fenomeno che va distinto dal Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD). Infine, stati d’animo negativi, depressione e isolamento sociale possono essere indizi importanti, poiché la malattia coinvolge anche le aree cerebrali deputate alla regolazione delle emozioni, generando un circolo vizioso di disagio psicologico.
Le ricerche più recenti dimostrano che i segni biologici della malattia possono essere rilevati fino a 18 anni prima della diagnosi, grazie all’individuazione di accumuli anomali della proteina beta-amiloide e alterazioni della proteina tau nel liquido cerebrospinale. Questi biomarcatori rappresentano una finestra diagnostica fondamentale per intervenire prima che i sintomi clinici diventino evidenti.
Tra i fattori di rischio, spiccano condizioni come la depressione, che raddoppia il rischio nelle donne e lo quadruplica negli uomini, l’obesità associata a una riduzione delle dimensioni cerebrali e della loro funzionalità, la disfunzione erettile come possibile indicatore di problemi vascolari e disturbi del sonno come insonnia e apnea notturna. La prevenzione si basa quindi anche sull’attenzione a queste condizioni e su uno stile di vita sano, che include alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e stimolazione mentale.
L’importanza della diagnosi e del supporto nella gestione della malattia
Diagnosticare precocemente l’Alzheimer è fondamentale per poter rallentare il decorso e migliorare la qualità di vita del paziente. Gli esami di imaging come la risonanza magnetica ad alta definizione, la tomografia a emissione di positroni (PET) con traccianti per l’amiloide e la puntura lombare per analizzare il liquido cerebrospinale sono strumenti chiave per una diagnosi accurata.
Tra i sintomi iniziali più frequenti si segnalano difficoltà a completare attività quotidiane abituali, confusione temporale e spaziale, problemi nel linguaggio e nella comunicazione, oltre a cambiamenti nel comportamento e nella personalità. È importante sottolineare che molte di queste manifestazioni vengono erroneamente considerate come normali conseguenze dell’invecchiamento, ritardando così l’intervento medico.
Attualmente non esiste una cura definitiva per l’Alzheimer. I farmaci disponibili, come gli inibitori dell’acetilcolinesterasi, contribuiscono a migliorare temporaneamente i sintomi e a rallentare il peggioramento. Altri trattamenti mirano a gestire i disturbi del sonno, la depressione e le alterazioni comportamentali che spesso accompagnano la malattia. La ricerca si concentra sia sullo sviluppo di nuove terapie farmacologiche sia sull’importanza di strategie multidisciplinari che coinvolgano medici, caregiver e familiari.
Alzheimer: quali sono i primi sintomi? - ripam.it






