Economia e Diritti

Agenzia delle Entrate, nel 2026 cambia tutto per i controlli: quando possono accedere ai nostri conti correnti

Agenzia delle Entrate, nel 2026 cambia tutto per i controlliIl 2026 introduce nuove regole per i controlli fiscali - ripam.it

Grandi novità per tutti i correnti italiani, cambieranno le regole per i controlli fiscali dell’Agenzia delle entrate, più privacy per tutti.

Nel 2026 cambia radicalmente il quadro dei controlli fiscali, perché una nuova sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo mette in discussione i poteri dell’Agenzia delle Entrate. Il tema riguarda l’accesso ai conti correnti dei contribuenti, attività che oggi può avvenire con ampia discrezionalità e senza criteri realmente verificabili.

La CEDU ha infatti rilevato che il sistema italiano non garantisce tutele adeguate, lasciando spazio a controlli invasivi privi di motivazioni chiare e controllabili. Secondo i giudici, l’attuale normativa consente verifiche troppo ampie, incidendo in modo significativo sulla vita privata dei cittadini tutelata dall’articolo 8 della Convenzione europea.

Le nuove regole per protegge dai controlli fiscali

Il dibattito si riaccende quindi sul bilanciamento tra poteri dell’amministrazione finanziaria e diritti fondamentali dei contribuenti. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza dispongono di poteri istruttori molto estesi, che includono accessi, ispezioni e verifiche fiscali approfondite.

Agenzia delle Entrate, nel 2026 cambia tutto per i controlli

La recente sentenza cambia il modo di approcciarsi ai controlli fiscali – ripam.it

Queste attività, definite “controlli sostanziali”, permettono di entrare nei locali delle imprese, esaminare documenti e raccogliere elementi utili all’accertamento. Al termine delle verifiche viene redatto il Processo Verbale di Constatazione, documento che riassume attività svolte e violazioni riscontrate, costituendo la base per eventuali atti impositivi.

La normativa di riferimento è l’articolo 32 del D.P.R. 600/1973, che consente agli uffici fiscali di richiedere dati e documenti relativi a qualsiasi rapporto bancario del contribuente. In questi casi opera l’“inversione della prova”, imponendo al cittadino di dimostrare la correttezza del proprio operato.

La CEDU ha già condannato l’Italia nel 2025 per violazione dell’articolo 8, rilevando l’assenza di garanzie sufficienti durante le ispezioni fiscali nei luoghi di lavoro. La nuova sentenza, relativa ai casi Ferrieri e Bonassina, evidenzia una discrezionalità di fatto illimitata nell’accesso ai dati bancari dei contribuenti.

Secondo la Corte, gli uffici fiscali possono ottenere informazioni su conti, transazioni e operazioni collegate previa semplice autorizzazione interna, senza criteri chiari o limiti definiti. Il problema principale riguarda l’assenza di un controllo giurisdizionale preventivo o successivo, che rende il sistema vulnerabile ad abusi di potere.

La tutela successiva è considerata inefficace, perché il contribuente può contestare l’autorizzazione solo impugnando un eventuale avviso di accertamento, spesso dopo anni. La Corte europea indica ora la necessità di una riforma strutturale che introduca criteri precisi per giustificare l’accesso ai dati bancari.

L’Italia dovrà prevedere motivazioni adeguate, coerenti e verificabili, oltre a un rimedio giurisdizionale tempestivo ed effettivo. Secondo la CEDU, solo un sistema fondato su controlli trasparenti e limiti chiari può garantire un equilibrio corretto tra esigenze fiscali e tutela della vita privata.

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